Ravvedimento Operoso Ritenuta d’Acconto

Il ravvedimento operoso è un istituto giuridico che risale al 1990, anno in cui fu introdotto nel nostro ordinamento, che permette al contribuente di regolarizzare una sua posizione debitoria con il Fisco, essendo trascorsi i termini per il versamento dell’imposta o dei contributi, approfittando della riduzione delle sanzioni applicate. Questo incentiva il ricorso a tale pratica.

Il ravvedimento operoso può essere usufruito anche per il versamento in ritardo della ritenuta d’acconto. Parliamo della ritenuta che il committente deve versare a titolo di acconto al fisco, dopo averla detratta dal pagamento lordo dovuto al collaboratore, sia esso occasionale o a progetto. La ritenuta è dovuta nella misura del 20% del pagamento pattuito e va versata entro il sedicesimo giorno del mese successivo a quello a cui si riferisce. Esempio, mi avvalgo della collaborazione occasionale di un esperto informatico per un periodo di 10 giorni, che va dal giorno 10, incluso, al 19 maggio. Pattuiamo un compenso lordo di 1000 euro. Il committente dovrà applicare su di esso una ritenuta di 200 euro, che dovrà versare al Fisco entro il 16 giugno.

Qualora non lo facesse in tempo, potrebbe ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso. Se il pagamento avverrà entro il quattordicesimo giorno dalla scadenza, la sanzione applicata è dovuta nella misura dello 0,2% dell’importo dovuto per ogni giorno di ritardo. Nei fatti, la sanzione massima sarà pari al 2,8%, nel caso il pagamento fosse effettuato con 14 giorni di ritardo.

Se dalla scadenza trascorrono dai 15 ai giorni, la sanzione comminata è pari al 3% fisso. Sale al 3,33%, se il pagamento avviene con un ritardo minimo di 31 giorni e fino al 30 settembre dell’anno successivo alla data non rispettata. Se il pagamento avviene entro il 31 dicembre dell’anno successivo all’omesso versamento, la sanzione sale al 3,75%. Se, poi, è effettuato entro il 30 settembre del secondo anno successivo al ritardo, la sanzione è elevata al 4,28% dell’importo dovuto, al 5% se avviene con ulteriore ritardo.

Oltre alla sanzione, il contribuente moroso deve pagare anche l’interesse legale, che scatta dal giorno successivo alla scadenza non onorata a quello del versamento della ritenuta d’acconto. Per il 2015, esso è pari allo 0,5%, era l’1% l’anno precedente. Si tratta di una percentuale infima, che nei fatti incentiva ulteriormente il ricorso a questo istituto e che negli ultimi anni ha subito una riduzione quasi costante da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. In ogni caso, il pagamento va effettuato con il modello F24 e avvalendosi dei relativi codici tributo.